Giornata mondiale dei genitori 2022 1 giugno mamme e papà all'ultima spiaggia

Giornata Mondiale dei Genitori

Una giornata dedicata ai genitori. 

Festa della Mamma, festa del Papà, festa dei Nonni, Giornate mondiali, internazionali ed europee. E poi, a partire dal 2012, la Giornata Mondiale dei Genitori, in inglese Global Day of Parents

Per noi è un’ottima occasione per fermarci a riflettere sul ruolo dei genitori, di come si sia evoluto nel corso degli ultimi decenni e di quali sono le sfide che ci aspettano oggi e nei prossimi anni. 

 

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Nazioni Unite, famiglia e genitori

Negli anni ’80, le Nazioni Unite hanno iniziato a concentrare l’attenzione sulle questioni relative alla famiglia. Nel 1983, sulla base delle raccomandazioni del Consiglio economico e sociale, la Commissione per lo sviluppo sociale, nella sua risoluzione sul ruolo della famiglia nel processo di sviluppo (1983/23), ha chiesto al Segretario Generale di sensibilizzare i decisori politici e l’opinione pubblica sui problemi e i bisogni della famiglia e sui modi efficaci per soddisfarli.

Con la risoluzione 44/82 del 9 dicembre 1989, l’Assemblea Generale ha proclamato il 1994 Anno internazionale della famiglia; con la risoluzione 47/237 del 1993, l’Assemblea Generale ha deciso che il 15 maggio di ogni anno sia osservato come Giornata internazionale della famiglia.

Nel 2012, l’Assemblea Generale ha proclamato il 1° giugno come Giornata mondiale dei genitori, da osservare ogni anno in onore dei genitori di tutto il mondo.

Figli: sacrificio o investimento? 

La giornata giusta per valutare, in prospettiva, la genitorialità e la costruzione di una famiglia. Sacrificio o investimento? 

Una questione di punti di vista. Parliamo di sacrificio: qualcuno è felice o ha piacere di sapere che uno dei propri genitori ha fatto dei sacrifici, si è privato di qualcosa, per i figli? 

Potere delle parole. 

Se come genitori, e come società, considerassimo i figli come un investimento (alti e bassi inclusi), la percezione della famiglia, del ruolo di genitori e dell’essere figli sarebbe molto diversa. No?

I genitori sono caregivers a tutti gli effetti

Chi sono i caregivers? 

In Italia, l’unica definizione ufficiale è quella di caregiver familiare (legge 205 del 2017 prima e il ddl 1461), ovvero «la persona che gratuitamente assiste e si prende cura in modo continuativo del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto (…), di un familiare o di un affine entro il secondo grado». 

Troppo poco, troppo tardi. 

Una definizione parziale, che esclude tante realtà familiari e che non considera minimamente i genitori in quanto tali. 

Sfogliando il dizionario Merriam-Webster, alla voce caregiver possiamo leggere: 

a person who provides direct care (as for children, elderly people, or the chronically ill)

una persona che si prendere cura direttamente (di bambini, anziani o malati cronici)

In modo non sorprendente, l’introduzione di un vocabolo della lingua inglese in Italia corrisponde ad una sostanziale revisione peggiorativa del significato del termine stesso (come il recente pasticcio nel definire smart working ciò che non era nulla più che home working). 

Perciò, i genitori sono o non sono caregivers?

Secondo noi sì, a tutti gli effetti. E dovrebbero essere sostenuti in modo da rimanere lontanissimi dagli estremi di cui parliamo qui sotto.  

Burnout del caregiver e burnout genitoriale

Il caregiver non è invincibile, i genitori non sono invincibili. 

Cos’è il burnout

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il burnout è una sindrome concettualizzata come risultante da stress cronico sul posto di lavoro che non è stato gestito con successo. È caratterizzato da tre dimensioni:

  1. sensazioni di esaurimento energetico o esaurimento;
  2. aumento della distanza mentale dal proprio lavoro, o sentimenti di negativismo o cinismo legati al proprio lavoro;
  3. ridotta efficacia professionale.

Burn-out si riferisce specificamente a fenomeni nel contesto professionale e non dovrebbe essere applicato per descrivere esperienze in altre aree della vita.

Questa è la definizione più recente, pubblicata nella 11th Revisione della Classificazione Internazionale delle Malattie  del 2019 (Review of the International Classification of Diseases, ICD-11).

Nella pratica, abbiamo trovato numerosi articoli scientifici e contributi qualificati che ci parlano di caregiver burnout e parental burnout (o burnout genitoriale): essere un caregiver non è detto sia un lavoro, essere genitore non è un lavoro. 

Tre esempi su tutti: 

Pizarro, Sandra. (2020). Caregiver burnout síndrome. Revista Clínica de Medicina de Familia. 13. 97-100. 

Mikolajczak, Moïra & Gross, James & Roskam, Isabelle. (2021). Beyond Job Burnout: Parental Burnout!. Trends in Cognitive Sciences. 10.1016/j.tics.2021.01.012.

Mikkonen, Kristiina & Veikkola, Henna-Riikka & Sorkkila, Matilda & Aunola, Kaisa. (2022). Parenting styles of Finnish parents and their associations with parental burnout. Current Psychology. 1-12. 10.1007/s12144-022-03223-7.

Un argomento vasto, complesso e ancora in divenire, che studieremo e discuteremo prossimamente: oggi, Giornata Mondiale dei Genitori, ci interessa sottolineare il valore di prendersi cura di sé per prendersi cura della propria famiglia. 

Caregiver, politiche sociali e politiche del lavoro

Rivedere la filosofia alla base delle politiche sociali e delle politiche del lavoro è il primo passo per fare passi in avanti dal punto di vista della civiltà. 

Nella società odierna, le famiglie sono raramente in grado di essere autonome: abbiamo bisogno di aiuto, e non c’è nulla di male nell’ammettere che non siamo in grado di arrivare a fare tutto. Abbiamo dei limiti e abbiamo bisogno di aiuto. 

Questa è una delle cose più difficili che una persona, soprattutto un genitore, possa ammettere. E probabilmente, una di quelle che renderà più felice l’esistenza del genitore stesso e della sua famiglia. 

Immaginate, e poi commentate come vorreste essere aiutati. A noi piacerebbe poter avere una maggiore flessibilità oraria di scuole ed asili, in modo da non costituire un motivo di stress per i genitori, che possono avere la libertà e la concentrazione di dedicarsi al 100% alle attività lavorative durante l’orario di lavoro. 

Genitori, nonni e comunicazione

Genitori e genitori dei genitori, meglio conosciuti come nonni. 

Generazioni a confronto che a volte (o spesso?) si scontrano su modelli educativi e scelte familiari. 

Quante volte capita che i nonni ci dicano “ai miei tempi si faceva così” “tu sei cresciuto in questo modo, andrà bene anche per i tuoi figli” e altre frasi simili? Quante volte ci troviamo a discutere con i nostri genitori sull’educazione dei figli?

C’è chi ritiene che i nonni non debbano interferire nelle scelte educative, c’è chi parla di limiti e confini, c’è chi lascia parlare “tanto poi faccio quello che voglio”. 

D’altra parte ci sono nonni che si intromettono e che pretendono di interferire nelle decisioni genitoriali.

Noi siamo sostenitori del dialogo e delle collaborazione all’interno della famiglia, anche tra genitori e nonni. 

I nonni sono valore importante nella crescita e la loro partecipazione nella vita familiare è definita anche dalla legge; noi speriamo sempre di non aver bisogno di arrivare alla legge per riconoscere ciò che dovremmo già sapere.

Il contributo dei nonni nella vita dei bambini è importante. Luca Volpe ci ha ricordato che l’articolo 317 bis del Codice Civile (2013), che riguarda casa di separazioni e divorzi – attribuisce ai nonni (gli ascendenti) il  diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni. Ne hanno diritto e possono rivolgersi al tribunale per la tutela di questo diritto (è un diritto anche dei minori). È un caso estremo che riconosce il grande valore dei genitori dei genitori nelle nostre famiglie. 

Puoi riascoltare la room su Clubhouse (collegati da qui) oppure ci puoi ascoltare all’inizio di questa pagina, sulla tua piattaforma podcast preferita oppure chiedendo ad Alexa:

“Alexa, riproduci il podcast Mamme e Papà all’Ultima Spiaggia”.

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