Papà Colum fa le bolle di sapone durante un picnic in montagna in Trentino

Chiamami Mammo e io te meno

Perché chiamiamo il papà “mammo”

La parola mammo viene usata da qualche tempo per indicare, spesso in tono scherzoso, un papà che svolge attività considerate “da mamma”, non ha un’origine etimologica propria. A dire il vero non esisteva in alcun vocabolario fino a poco tempo fa e l’Accademia della Crusca tuttora non lo considera un vocabolo della lingua italiana. Altri dizionari invece lo hanno incluso dandone la seguente definizione: Uomo che, nella cura dei figli e nella gestione della casa, svolge le funzioni che sono state tradizionalmente proprie di una mamma; anche con usi scherzosi.

[Su questa fissazione che “mammo” sia scherzoso, torneremo più avanti.] 

Da dove viene la parola Mamma

Ciò su cui tutti concordano è il fatto che la parola Mamma sia una delle rarissime (forse l’unica?) che non ha una vera e propria etimologia. Mamma deriva infatti dalle lallazioni neonatali, quei primi suoni che il neonato emette e che spesso sono aaaa collegata ad una consonante bisillabi: mmmm, ppppp, dddd da cui derivano appunto le classiche prime parole (mamma, Papà, pappa). 

L’aspetto curioso è che in quasi tutte le lingue del mondo ritroviamo parole simili che derivano dalle prime lallazioni.

Al di là della questione linguistica però, quali influenze ha la parola mammo? Quali le implicazioni di scombinare e confondere i ruoli? Quali quelle di identificare o addirittura classificare una persona in base a ciò che fa?

 

Perchè il papà è il papà “mammo”

Dobbiamo confrontarci con un cambiamento culturale significativo che è avvenuto all’interno della famiglia: la mamma non ha più solo il ruolo di mamma, non è più affidata solo a lei la responsabilità educativa, non è più da sola (o almeno non dovrebbe esserlo) nel crescere i figli.

Il papà ha un ruolo estremamente importante nella vita di ognuno di noi. La sua presenza nella routine familiare, nelle scelte educative, nel prendersi cura dei bambini è fondamentale tanto quanto quella della mamma; soprattutto oggi, in un tempo di frenesia, attività convulsa e iper accelerazione. 

Vediamo due implicazioni pericolose nell’utilizzare la parola mammo e farla diventare di uso comune.

 

Il ruolo del Papà

La prima: sminuire e ridicolizzare il ruolo del papà riducendolo ad una macchietta della mamma, un’imitazione, un vano tentativo di essere chi non si è. Secondo noi dovremmo fare esattamente il contrario: mettere in evidenza l’importanza del ruolo del papà per far sì che sempre più uomini ambiscano a ricoprirlo con presenza e continuità. 

 

Stereotipo della Mamma

La seconda: contribuisce a reiterare lo stereotipo della mamma che si occupa delle faccende di casa, che accudisce i bambini (e non solo loro), che si prende cura di tutto e di tutti. Le mamme sono molto più di questo, e anche i papà!

Non si capisce quindi che cosa ci sia di scherzoso in questo termine storpiato e denigrante per tutti. Noi non lo consideriamo né simpatico né adeguato (tanto quanto dare alla sorella maggiore della baby sitter, sappiatelo).

I genitori all’interno di una famiglia dovrebbero perseguire il gioco di squadra: dove non arriva uno interviene l’altro, si sostiene ogni membro nell’espressione del proprio talento e lo si aiuta nelle difficoltà, si collabora, si suddividono equamente i compiti, ci si osserva e ci si prende cura gli uni degli altri.

Nel linguaggio sportivo, viene definito “ruolo” il compito che un giocatore esplica in campo all’interno di una squadra, definizione che si adatta bene anche ai ruoli familiari: ogni giocatore svolge il proprio compito al meglio per il bene della squadra. 

La domanda fondamentale che ognuno di noi dovrebbe farsi all’interno della famiglia è: quali sono questi compiti? Come vogliamo suddividerceli?

Che poi sia una mamma che si prende cura della casa e un papà che lavora, o viceversa, che importanza ha? 

E se addirittura riuscissimo a giocare così bene di strategia da prenderci entrambi cura di casa e bambini, lavorando?

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